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SANTA
MARIA DELLA SCALA:
archeologia e storia sotto il vecchio ospedale
indirizzo:
Piazza del Duomo
orari: dal 16/03 al 31/10 e dal 23/12 al 07/01: 10:00-18:00;
dal 01/11 al 15/03: 10:30-16:30.

La storia di Siena alla luce dei recenti scavi archeologici
Siena
si sviluppa su una serie di colline che, sin dall'età preistorica,
sono state interessate da insediamenti più o meno stabili
ed è proprio su una delle aree più antiche della città
e sulla cima di uno dei colli più alti che, sul finire dell'XI
secolo, è iniziata la costruzione dell'ospedale di Santa
Maria della Scala: un edificio complesso, che ha conservato fino
ai nostri giorni numerose e multiformi tracce di una storia più
che millenaria.
Fino a pochi anni fa, la conoscenza delle fasi più antiche
della vita della città era limitata a pochi dati, in particolare
a poche tombe che lasciavano solo ipotizzare la presenza di un abitato,
del quale però non sembrava conservarsi traccia. Durante
questi ultimi anni, invece, i risultati delle campagne di scavo
condotte dal Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell'Università
di Siena, d'intesa con la Soprintendenza Archeologica della Toscana,
l'Istituzione Santa Maria della Scala e il Comune di Siena ed in
collaborazione con il Dipartimento di Storia dell'Università
di Siena, hanno radicalmente modificato la situazione, portando
alla luce abbondanti testimoniaze del passato cittadino, eccezionalmente
conservate e preservate dall'usura dei secoli al di sotto delle
moderne pavimentazioni dell'ospedale.
Le
più antiche tracce di vita: il periodo etrusco
Le
tracce relative ai periodi più antichi sono spesso difficili
da individuare sul terreno, perchè numerosi sono gli interventi
che possono averle successivamente distrutte; a maggior ragione l'operazione
di riconoscimento ed interpretazione si fa ancora più complessa,
se si tratta dei resti di capanne di legno e fango che, una volta
abbandonate e crollate, non lasciano che le impronte incise sul terreno
dai pali di sostegno della struttura.
Ciononostante, al di sotto dell'ex giardino del Santa Maria della
Scala, a pochi metri di distanza dal fosso di Sant'Ansano, il paziente
lavoro degli archeologi ha consentito di portare alla luce il poco
che resta di una grande capanna, risalente addirittura ad età
etrusca. Doveva trattarsi di una costruzione semplice, con una base
in pietra ed un elevato in terra, disposta a mezza costa lungo il
versante meridionale del colle sul quale oggi sorge il Duomo, in posizione
dominante rispetto alla vallata.
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La
semplicità dei materiali da costruzione impiegati non
deve però far pensare a un tugurio abitato da uomini
privi di mezzi; al contrario, la presenza di frammenti di bucchero
e di ceramiche finemente dipinte, che sono stati rinvenuti all'interno
della capanna o nelle sue vicinanze, è senz'altro indizio
dell'elevato rango sociale cui apparteneva chi ha vissuto allora
in questa parte della città.E' difficile immaginare il
panorama che circondava questa capanna, ma è senz'altro
possibile sostenere che non si trattasse di una struttura isolata:
altre tracce infatti, se pure ancora più labili delle
prime, permettono di integrare lo scenario, ipotizzando la presenza,
per lo stesso periodo, di altre abitazioni, disposte su una
buona parte del versante collinare. |
| Muretto
che costituisce la base in pietra di una capanna di epoca etrusca |
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L'epoca
romana
Il
versante meridionale della collina doveva, fin dall'antichità,
avere una forte pendenza, la stessa che è ancora oggi facilmente
intuibile se, fatte scomparire mentalmente le imponenti murature ospedaliere,
ci si sforza di cogliere l'accentuato dislivello che separa la piazza
del Duomo dalla vallata del fosso di Sant'Ansano. E' ad epoca romana
che sembra risalire la prima importante opera di regolarizzazione,
un intervento che in parte distrusse l'abitato etrusco, per creare
ampi terrazzamenti sui quali si sviluppò un insediamento esteso
sull'intero versante del colle. Abitazioni, giardini e zone ortive
si alternavano lungo i gradoni incisi sul costone di arenaria, mentre
l'accesso all'area avveniva, con ogni probabilità, da sud,
lungo una serie di tornanti che risalivano la collina.
E' ad un momento di poco successivo, il cosiddetto periodo tardo-antico,
che sembrano potersi datare i resti più monumentali dell'epoca
romana, costituiti da due murature semicircolari affrontate, che definiscono
un edificio a pianta ellittica, che si sviluppava per circa 15 metri
di larghezza, in una posizione quasi coincidente con quella della
capanna etrusca, i cui resti si conservano, infatti, poche decine
di metri più a valle.
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I dati emersi dagli scavi sono ancora in corso di studio e non
consentono di dare una interpretazione certa di questa imponente
costruzione, ma il rinvenimento di frammenti di tubature in
terracotta utilzzate per riscaldare gli ambienti, oltre al recupero
di un gran numero di lastrine di rivestimento in pietre di vari
colori, fanno pensare alla presenza di un grande impianto termale,
che doveva svilupparsi a monte. |

Resti di una muratura a pianta semicircolare, che delimitava
ad est il grande edificio a pianta semicircolare |
L'alto
medio-evo
Col
passare degli anni, il grande edificio allungato cadde in disuso e
crollò, ma la frequentazione dell'area, seppure con forme differenti,
non si interruppe. La maggior parte delle pietre del crollo fu infatti
recuperata e l'edificio venne utilizzato come una cava di materiale
edilizio da impiegare in diverse costruzioni che furono realizzate
nelle vicinanze. Il basso recinto in muratura, cui ormai l'imponente
costruzione di età romana si era ridotta, venne in un primo
momento anch'esso riutilizzato per delimitare un'ampia area di rispetto
al cui interno venne realizzato un cimitero.
I secoli che seguirono videro un lento accumularsi di spessi strati
di terra nera, ricca di materiale organico, che finirono per nascondere
completamente alla vista quel poco che ancora rimaneva in luce delle
fasi più antiche, provocando, al tempo stesso, un graduale
innalzamento dei piani di calpestio.
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Su
questi nuovi livelli di vita si tornò presto a costruire
nuove capanne in legno, dalla pianta allungata, con elevato
in terra e tetto in paglia: dopo tanti anni e tanta storia,
l'aspetto della collina tornò dunque a richiamare alla
memoria l'immagine delle sue prime fasi di vita. |
| Tracce
lasciate sul terreno da pali in legno che definivano il perimetro
di una capanna alto-medievale |
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Il
basso medioevo
| Sugli
antichi terrazzamenti, che ancora agli inizi del basso medioevo
incidevano profondamente il versante collinare, conferendogli
un aspetto nel quale sempre di più era visibile la mano
dell'uomo, comparve allora per la prima volta, una fitta serie
di cavità strette e buie, che perforavano i gradoni di
arenaria. Si trattava di grotte e cunicoli che, scendendo lungo
strette scalinate, scavate anch'esse nell'arenaria, portavano
ad uno o più ambienti sotterranei. Si componevano generalmente
di una sola stanza dalla forma più o meno regolare, che
era spesso dotata di una o due nicchie nelle quali si potevano
appoggiare le lucerne, mentre la presenza di una croce, incisa
sempre in bella vista, doveva richiamare la protezione divina
su quanti in quegli ambienti vivevano o forse su quanti li avevano
faticosamente scavati. |
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Uno
dei numerosi ambienti sotterranei rinvenuti nel corso degli
scavi archeologici |
E' a questo stesso periodo, ovvero agli inizi del basso medioevo,
che si data l'inizio della costruzione dell'ospedale, in un momento
in cui Siena, grazie al passaggio della trafficatissima via Francigena,
sembrava godere di un nuovo importante sviluppo economico. Il complesso
si svilupperà a partire da un primo nucleo costruito sulla
piazza, esattamente di fronte alla scala di accesso alla cattedrale,
da cui prenderà il nome di Santa Maria della Scala.
La parte più estesa della struttura verrà poi edificata
nei secoli seguenti, ampliandosi per fasce successive di occupazione
della collina, dall'alto verso il basso e da monte verso valle, inglobando
aree originariamente aperte, demolendo elevati che fossero di intralcio
alla nuova organizzazione degli spazi e colmando tutti quei vuoti
creati dall'uomo per le sue precedenti necessità.
Su
quanto è emerso dagli scavi, iniziati nel 1998 e tuttora
in corso, occorrerà riflettere a lungo, integrando il lavoro
specialistico di archeologi, storici e antropologi, ma quanto è
finora emerso è già sufficiente a mettere in luce
l'incredibile potenzialità conoscitiva del deposito archeologico
sottostante l'ospedale.
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Un
momento della campagna di scavo dell'estate 1999
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Dott.ssa
Chiara Saffioti
Dott.ssa Silvia Pallecchi
(responsabili delle indagini archeologiche entro il
S. Maria della Scala)
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